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Terrorismo senza limiti: dai Governi è no alla violenza

L’attacco ad Istanbul riporta con la mente all’atto di terrorismo del Bataclan.

Terrorismo senza limiti ormai. La notte del 31 dicembre ancora un attacco al cuore della società, ad Istanbul. Passato il momento della paura è stata subito caccia all’uomo. L’Isis rivendica l’attentato e l’autore viene identificato in Iakhe Mashrapov, 28 anni, kirghiso. E’ lui che ha provocato la morte di 39 persone e il ferimento di altre 70.

In questo scenario, tutti sono amici e nemici di tutti. Un esempio ne è il presidente Erdogan che, comunque, pur avendo cambiato linea e alleati, si trova a fare i conti con un Paese che conta quattro attentati in meno di un mese. Di poco conto, dunque, prendere il colpevole se si guarda alla situazione generale. A meno che, catturandolo vivo, non fornisca qualche informazione in più. Anche perché è chiaro che l’attentato di Istanbul è frutto di un preciso disegno, curato nei minimi termini. Stile Bataclan. L’attentatore era preparato, ha sparato 180 colpi in appena sette minuti ed ha avuto anche il tempo di cambiarsi prima di sparire nel nulla.

E’, questo, un terrorismo che colpisce il modo di vivere, la quotidianità. Lo scopo è farci arroccare dietro la paura. E’ un terrorismo che colpisce i giovani e, quindi, il futuro. Quali armi usare contro una simile violenza? Alzare le barricate contro ciò che riteniamo “diverso”? Portare morte e devastazione? O continuare ad usare l’unica cosa che ci distingue da loro.. il dialogo?

La risposta dei Governi Europei

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha dedicato un passaggio chiave all’argomento terrorismo nel suo discorso di fine anno. “La nostra democrazia, il nostro Stato di diritto e i nostri valori sono la controproposta al mondo pieno d’odio del terrorismo, e saranno più forti del terrorismo”.

E’ un passaggio pieno di ottimismo e proviene da un Paese che ha subito tre atti di terrorismo solo nel 2016: Wuerzburg, Ansbach, Berlino.

E’ una risposta alle nostre domande. Come una risposta è quella che ci ha dato il presidente Sergio Mattarella. “L’equazione immigrato uguale terrorista è ingiusta e inaccettabile, ma devono essere posti in essere tutti gli sforzi e le misure di sicurezza per impedire che, nel nostro Paese, si radichino presenze minacciose o predicatori di morte”.

Incitare all’odio nei confronti di chi è oltre i nostri confini non può essere un’arma vincente. Ci rende solo più violenti e impauriti. Sconfitti.

Il terrorismo di oggi non ha una storia politica o religiosa. Si cela dietro Allah, ma senza credere. Inneggia la libertà, ma senza essere libero.

 

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