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Penati punta su Fabrizio Viola per la fusione delle venete

Fusione delle venete. Penati fa pressing sulla Bce

Il “sogno” di Alessandro Penati potrebbe avverarsi prima del previsto. Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono, nei progetti del presidente del Fondo Atlante, destinate ad unirsi. Ma se per una fusione i tempi sono ancora immaturi, Penati prova a giocarsi la carta Fabrizio Viola. Il banchiere “risanatore”, gentilmente messo alla porta del Monte dei Paschi di Siena, è fresco fresco di cooptazione alla Popolare di Vicenza al posto del dimissionario Francesco Iorio. Ma l’ex ad della banca senese potrebbe presto sedere anche sulla poltrona di Cristiano Carrus a Veneto banca.

Il Fondo Atlante, lo ricordiamo, è al momento socio unico di entrambi gli istituti di credito e si sta muovendo velocemente alla Bce per ottenere il nulla osta alla fusione. Fusione vista di buon occhio anche dal presidente della vicentina Gianni Mion.

Nell’ottica di Penati c’è il raggiungimento del risultato entro l’anno, con la presentazione di un Piano industriale unico.

Ma cosa succederebbe in caso di fusione?

Intanto, prima, è certa una ricapitalizzazione affinchè si arrivi ad avere una base solida di partenza. E su questo lo stesso Penati è stato chiaro. Un piano industriale credibile è fondamentale, “i soldi poi arrivano”.

Ma al momento idee tante, chiarezza poca. L’unica cosa certa è il contenimento dei costi. Massiccio. E il primo taglio strutturale sarà sul personale. Alla Popolare di Vicenza si parla di 1300/1500 esuberi, a Veneto banca di 700. Un vero e proprio bagno di sangue.

Bastano le ipotesi a far scattare l’allarme nei sindacati. Tutte le organizzazioni del credito hanno infatti subito incalzato: “In assenza di un piano industriale dichiarazioni sugli esuberi sono destabilizzanti e inaccettabili”. Per ora si tratta solo sulle prime 700 uscite da definire entro l’anno. Ma, ancora, senza un piano completo.

Nell’attesa che la Bce dica la sua, il prossimo appuntamento è il 13 dicembre quando la popolare di Vicenza, in assemblea, voterà l’azione di responsabilità contro la vecchia gestione. Ammonta a 8,75 miliardi di euro la voragine creata dalla guida Sorato-Zonin.

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