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MPS tra capitale, referendum e bail in

MPS, cambio al vertice e aumento di capitale

In MPS un’assemblea straordinaria passata, prima, dal toto quorum e, poi, da ben 900 interventi. Con una soglia appena al 23% l’unico dato certo è che l’aumento di capitale s’ha da fare. Nel balletto delle poltrone, invece, c’è il ricambio alla presidenza dove entra l’ingegnere Falciai ed esce il dimissionario Tononi.

Comunque, il 96,1% degli azionisti presenti ha detto sì all’aumento di capitale da 5 miliardi, il terzo in tre anni.

Ora però vanno trovato i soldi. Sennò? L’amministratore delegato, Morelli, che nei giorni precedenti aveva già annunciato l’assenza di un piano B senza l’aumento, rimane cauto e si guarda bene dall’aprire a scenari apocalittici: “Se non va in porto, lo scenario non è prevedibile”.

La cautela in questi casi è d’obbligo. Un po’ perché ogni volta che si è parlato di risanamento della banca si è assistito ad un altro naufragio. Un po’ perché di certo non aiuta l’attacco che, ormai da anni, tiene MPS in pieno ciclone. Del resto, più che alla banca più antica del mondo, quando si pensa al Monte, si pensa alla politica. E attaccare la politica è sempre, di questi tempi, una mossa vincente. Se poi si considerano gli scandali bancari e la diffidenza che si è fatta strada tra l’opinione pubblica, il gioco è fatto.

Ma qual è ora la situazione? Intanto le azioni di MPS valgono oggi 24 centesimi, ovvero hanno un valore del 90% inferiore rispetto a due anni fa (2,7 euro).

Poi c’è l‘incognita referendum 2016. Sì perché ormai ci si è convinti che il futuro di MPS sia appeso alla vittoria del sì, così che i mercati si tranquillizzino e i capitali esteri arrivino in soccorso della banca senese. E che anche la Fondazione decida di esprimersi solo dopo il referendum sembra avvalere la tesi. Tutto discutibile fino a prova contraria. Basta vedere cosa è successo negli Stati Uniti.

Tra le possibilità c’è anche quella del bail-in, di cui però in MPS nessuno vuole sentir parlar. A partire dall’ad Morelli. In compenso si è introdotto un nuovo termine, il bail-out, ovvero una ristrutturazione con intervento dello Stato, con l’azzeramento delle passività per 13 miliardi. Ma, per ora, questo non è da considerare neanche il piano C.

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