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Lavoro, giovani in maglia nera. Uno su 10 non lavora

Più precari stabilizzati, ma per le nuove generazioni gap insanabile sul lavoro.

Da inattivi a disoccupati, crescono gli italiani in cerca di lavoro e diminuiscono quelli che lo trovano. Secondo i dati Istat, novembre 2016 fa segnare una percentuale ancora negativa: con un +0,2% il tasso di disoccupazione sale all’11,9%. Il dato peggiore da giugno 2015. Secondo gli analisti il tasso di disoccupazione è in aumento dell’1,9% rispetto al mese precedente quando, di contro, era sceso dello 0,6.

A risentirne sono sempre i giovani. Infatti, il tasso dei senza lavoro nella fascia di età 15-24 anni, ovvero l’incidenza dei giovani disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, è in rialzo a novembre al 39,4% dal 37,6%. Dal calcolo sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi.

In leggera ripresa, invece, il tasso di occupazione femminile e degli over 50. Su base annua si registra la tendenza all’aumento del numero complessivo degli occupati con un +0,9% (da novembre 2015 +201mila unità). Sul punto l’Istat conferma che la crescita è attribuibile quasi esclusivamente ai lavoratori dipendenti (+193mila). Mentre, a fronte di un calo degli inattivi, chi il lavoro neanche lo cerca, (3,4%, ovvero -469mila), aumentano i disoccupati (+5,7%, pari a +165mila).

E’ evidente che la Politica non è riuscita a dare risposte concrete sul fronte di un equilibrio generazionale. Le riforme intraprese hanno avuto il merito di dare stabilità ai lavoratori precari. E questo è un fatto che non può essere negato. I numeri parlano chiaro. Ma dall’altra parte non è ancora stata intrapresa la strada che porta al futuro. Sì perché privare i giovani della possibilità di realizzarsi pienamente, significa privare il Paese di una possibilità di crescita. L’unica possibilità di crescita. Una società bloccata non può sperare di andare oltre.

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