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Fiducia sul decreto delle Venete

Venete, la risposta dal Governo arrivata ieri

Alla fine è arrivato il giorno del verdetto per le Venete. Alla Camera ieri il Governo ha posto la fiducia sul discusso decreto varato per traghettare verso il salvataggio Popolare di Vicenza e Veneto Banca, con l’acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo.

Una questione bancaria che si è trasformata, come spesso è accaduto negli ultimi anni, in una faida politica. Movimento 5 Stelle in testa ai dissidenti che non hanno risparmiato il Parlamento dalla bagarre.

Al grido di “ladri” tintinnii di monete nei salvadanai levati come calici è stato alzato lo striscione con scritto “Ladri di risparmi” e “no al ricatto delle banche”.

Nessuna modifica al testo licenziato dalla Commissione Finanze la scorsa settimana.

Fuori dall’aula, il Codacons ha presentato un esposto alla Commissione Europea perché apra un procedimento contro l’Italia per aver concesso aiuti di Stato a favore dei due Istituti bancari.

Oltre al danno di farsi la guerra in casa, la beffa che l’Europa non ha avuto da ridere sul comportamento tenuto dal Governo italiano. Per una volta.

Le Venete, lo ricordiamo, erano ormai fallite e, senza un intervento incisivo e tempestivo, avrebbero chiuso i battenti da un giorno all’altro. Facendo man bassa di risparmi, senza stare tanto a guardare la differenza tra correntisti, azionisti, obbligazionisti.

Per non parlare degli 11mila lavoratori mandati a casa in un colpo solo. Tant’è che il decreto è stato licenziato in 20 minuti, in una calda domenica d’estate. Sì, perché il lunedì successivo, sennò, le Venete sarebbero state solo un ricordo.

Intesa Sanpaolo ha posto delle condizioni stringenti. E’ vero. Ma è vero anche che si è fatta carico di 11mila stipendi. E di questi tempi, per un lavoratore che non siede in parlamento, lo stipendio è cosa seria. Come cosa seria sono i risparmi di chi ha un conto nelle Venete.

Senza contare l’effetto domino che si sarebbe potuto innescare nell’intero settore. Sulle responsabilità manageriali? Sarà la magistratura a dover dare risposte.

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