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FEDERCASSE, della serie “o la va o la spacca”

Dead line di Federcasse fissata al 20 dicembre.

All’interno di Federcasse, con il mancato accordo sull’autoriforma delle BCC, le frizioni interne salgono alle stelle. E il presidente Alessandro Azzi ha già dichiarato “senza accordo, dimissioni entro dicembre”.

E neanche troppo velatamente, la colpa sarebbe da additarsi ai numeri uno di Iccrea e Cassa Centrale Banca (Ccb). Nessuno, infatti, vuole cedere.

Stiamo parlando di un gruzzolo di 360 banche che, se fossero unite sotto un’unica stella, diventerebbero il terzo polo bancario, secondo solo a Intesa Sanpaolo e Unicredit. Scavalcando, dunque, MPS e UBI.

Ma che possano trovare un accordo è ormai impossibile. Va detto che le BCC sono molto diverse tra loro, per struttura e per modo di fare banca. Motivo per cui la direzione di un’unica holding è sembrata fin da subito difficile da percorrere.

Federcasse sta tentando fino all’ultimo la mediazione, ma già all’assemblea del 25 novembre Alessandro Azzi ha annunciato che potrebbe rimettere il mandato. Il fulmine a ciel sereno che nessuno si aspettava.

L’assemblea ha quindi deciso di prendere tempo e nominare una corte di saggi per appacificare gli animi. Quelli dei vertici di ICCREA e di Cassa Centrale Banca.

Il ministero dell’Economia e Bankitalia guardano con attenzione la situazione.

Intanto Cassa Centrale banca continua il suo road show per l’Italia in cerca di consensi, che sembra raccogliere. Quindi di Gruppo unico è improbabile parlarne. Anche perché il Nord non vede di buon occhio una visione “romanocentrica”. Si tratta solo di capire chi andrà dove.

La dead line imposta da Federcasse comunque è il 20 dicembre e al lavoro per ricucire lo strappo è sceso anche Maurizio Gardini, uomo chiave della riforma che tenterà il tutto per tutto per arrivare al Gruppo unico e non veder vanificata la possibilità della creazione di un modello appetibile anche agli occhi dell’Europa.

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