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Cassa di Risparmio di Ravenna, 25 anni da Spa

La cassa presieduta dal numero uno di ABI Patuelli simbolo di governance bancaria

Di questi tempi è come leggere una favola. La favola della banca a misura d’uomo dove ti senti come a casa. Dove vai a parlare con il bancario di fiducia che conosci da anni. Dove non pensi neanche lontanamente che possa perdere i tuoi soldi che, anzi, riponi lì sperando crescano. Sembra una favola… Eppure è una storia vera che è giusto raccontare, al ricorrere del 25° compleanno da Spa. Alla Cassa di Risparmio di Ravenna si vive ancora così.

E’ la banca a misura d’uomo, ed è proprio il caso di dirlo, di un uomo, il numero uno di ABI, Antonio Patuelli. L’uomo che, con la sua “s” curiosa, la sua eleganza, il suo modo di fare sempre cortese e la sua impressionante cultura dà il volto sicuro all’Associazione Nazionale delle Banche con l’esempio della sua virtuosa Cassa.

La Cassa di Risparmio di Ravenna, che Patuelli presiede, ha “distribuito ininterrottamente dividendi per un ammontare totale superiore a 289 milioni di euro; oltre a 450mila azioni assegnate negli ultimi 3 anni per libere scelte degli azionisti in alternativa al dividendo in contanti”. “Cifre molto importanti e remunerative per gli azionisti”. Lo ha scritto Patuelli stesso in una lettera inviata ad azionisti e clienti.
Venticinque anni fa il capitale sociale della Cassa era di 77.468.534 euro, oltre a riserve per 23,8 milioni euro. Oggi, quel capitale è cresciuto agli attuali 174.660.000 euro, a cui si assommano le riserve, portando il patrimonio netto a oltre 504 milioni.
Quali soni gli altri numeri forti della Cassa

140, il numero delle filiali oggi, quando venticinque anni fa erano appena 47;
5.102 milioni di euro la raccolta diretta di oggi contro i “vecchi” 637 milioni;
4.059 milioni di euro di impieghi economici contro i 430 milioni di venticinque anni fa.

Ma il passato è passato. Ed oggi la governance della Cassa tira dritto guardando al futuro dove la sfida è rappresentata dall’innovazione tecnologica, senza, però, perdere di vista “le caratteristiche di sensibilità umana che da sempre la contraddistinguono”. Parola di Antonio Patuelli.

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