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Il caso Monte dei Paschi Di Siena

In attesa del decreto l’unica cosa certa è la fine del Monte dei Paschi

Il Monte dei Paschi ormai è un caso. Un caso politico, economico, sociale. C’è sconcerto tra i dipendenti. C’è rabbia tra i senesi. Sì perché il Monte non è una banca qualunque. E’ una banca del territorio. E’ la banca dei cittadini, delle associazioni, delle aziende. E’ la banca che ha dato molto alla città di Siena e alla Toscana tutta. Ma che ha anche ricevuto molto.

A partire dai dipendenti. Loro che non hanno abbandonato la nave che affonda, ancora in questi giorni.

Sono loro che hanno tentato il tutto per tutto per portare a termine almeno la loro parte di quel piano di ricapitalizzazione che ormai è fallito.

Hanno lavorato duro. Fino a tarda sera con i clienti. Azionisti e correntisti.

Tutto con grande professionalità. Ma, soprattutto, con grande cuore.

Sono in trattativa da ieri sindacati e azienda. Era prevista da piano la gestione di 2600 esuberi. Seicento del vecchio piano industriale ancora da chiudere. Duemila del nuovo.

Ma oggi è il giorno decisivo. Quello che decreterà la fine di un sogno. Solo lo Stato potrà metterci una pezza. Ma non parleremo più del Monte dei Paschi nato nel 1472.

Così la trattativa si ripiega su stessa. Oggi chiuderanno i prepensionamenti volontari e incentivati per i 600 lavoratori per i quali la banca ha già accantonato i fondi.

Se ce ne fosse la possibilità, i sindacati tenteranno di aprire ad una platea più ampia.

Stamattina presto un dipendente: “Il Monte ha aperto nel 1472, oggi, purtroppo, noi saremo quelli che lo chiudono. Non si può immaginare, come senese, la tristezza e la rabbia che provo”.

Ora l’attesa è tutta per il decreto del Governo. Ieri l’approvazione di Camera e Senato allo stanziamento di 20 miliardi per aiutare le banche in difficoltà.

I rappresentanti dei lavoratori hanno mandato alla stampa una nota: “Riservandoci un giudizio di merito, a questo punto è indispensabile procedere immediatamente, oggi stesso, con un decreto da parte del Governo che metta in sicurezza il Monte dei Paschi e le altre banche in difficoltà, salvaguardando un settore come quello del credito su cui si fonda la tenuta economica del Paese, tutelando così lavoratori e risparmiatori”.

Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Unisin, Sinfub e Ugl credito sono compatte: “anche nei momenti come questi di grande difficoltà, i veri protagonisti sono stati lavoratori e lavoratrici che con grande impegno e professionalità hanno gestito rapporti con la clientela con l ‘unico obiettivo di mettere in sicurezza la banca, tutelare i risparmiatori e difendere il posto di lavoro”.

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