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Il bluff delle sofferenze sta nel gap tra quelle nette e quelle lorde

Sofferenze bancarie nette e lorde, una differenza sostanziale

Le sofferenze sono i crediti erogati dalle banche a soggetti diventati insolventi (NPL, non performing loans). Ne abbiamo sentito un gran parlare negli ultimi mesi, dal momento che sono state considerate il male delle nostre banche. Ma va fatta innanzitutto una considerazione.

Pochi giorni fa l’ABI (l’associazione bancaria italiana) ha fatto gran mostra dei suoi ultimi dati. Sbandierando le sofferenze bancarie in netto calo, con una previsione a toccare il minimo dei 70miliardi entro il 2018. Quasi 16 in meno rispetto ad oggi (85,5 ndr). Eppure, a leggere il bollettino statistico di Banca d’Italia, c’è poco da stare sereni.

Le sofferenze, infatti, ammontano a 186miliardi. Falsi dunque i dati dell’ABI? Assolutamente no. Il gap sta tra le sofferenze nette e quelle lorde, la cui differenza è sostanziale. Le sofferenze lorde rappresentano un dato reale. Quelle nette sono conteggiate su una previsione. Ovvero, in questo caso si prevede di recuperare quasi il 60% dei crediti.

Considerando la situazione bancaria italiana del momento, pare che la capacità di recupero sia sovrastimata.

Perché? Perché molto spesso le banche non riducono le garanzie ricevute a fronte di rimborsi parziali del debito. Mentre in altri casi il recupero non è pieno. Ergo, per buona parte si può parlare di pura ipotesi di realizzo.

E’ pur vero che il 2016 ha comunque fatto segnare dati positivi. E menomale, segno che trovandosi sotto l’occhio del ciclone, le banche hanno lavorato con qualche accortezza in più. Dai numeri diffusi dall’ABI emerge, comunque, il miglioramento dei prestiti bancari e l’aumento dei depositi. Mentre crollano le obbligazioni. Del resto, dopo quanto accaduto tra le quattro good banks, le Venete Popolare di Vicenza e Veneto Banca e la senese Monte dei Paschi, come pensare il contrario.

Da tenere a mente è che le sofferenze non sono un problema delle banche, ma del sistema, laddove bloccano l’economia impedendo di erogare credito alle imprese. Certo se la crescita economica fosse rosea, la soluzione sarebbe presto trovata.

Ma al momento l’unica certezza è quella di un circolo vizioso in cui, se venisse confermata la debole crescita, ci sarebbe un ulteriore appesantimento dei crediti deteriorati.

 

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